Iniziativa per la limitazione: «Un veleno per il mercato svizzero del lavoro»

16 agosto 2019 Opinioni

Nel primo semestre dell’anno prossimo, gli Svizzeri dovranno pronunciarsi sull‘iniziativa per la limitazione dell’UDC. Il partito vuole abolire la libera circolazione delle persone e restituire alla Svizzera la sua autonomia in materia di controllo dell’immigrazione. Accettare questo testo farebbe cadere tutti gli altri accordi bilaterali I conclusi con l’UE. Sulla base dell’ultima comunicazione della Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale, Simon Wey, capo economista dell’Unione svizzera degli imprenditori (USI), riassume così il potere esplosivo di questa iniziativa: «Essa mette deliberatamente in pericolo gli impieghi e la prosperità, senza presentare soluzioni alternative».

Rispetto alla sua dimensione, la piazza economica svizzera è caratterizzata da un numero notevole di imprese prestigiose e da una solida economia interna. Imprese come ABB, Novartis, Nestlé e Google, a titolo di esempio, creano posti di lavoro da noi attirando l’attenzione di tutto il mondo con le loro innovazioni, ciò che favorisce anche l’attività artigianale e industriale nazionale. Tutto ciò è possibile solo grazie a condizioni quadro politiche che permettono di assumere specialisti e lavoratori qualificati, sia stranieri che nazionali in funzione della domanda. In numerosi casi, il ricorso a questi esperti permette di costituire interi team che, a loro volta, offrono impieghi attrattivi ai lavoratori locali. Alcuni studi mostrano inoltre che una persona altamente qualificata può creare fino a cinque impieghi nelle professioni artigianali a valle (Moretti, Enrico: Local Multipliers, in: American Economic Review).

L’economia svizzera occupa prioritariamente specialisti svizzeri. L’Unione svizzera degli imprenditori (USI) sostiene questo sforzo e da anni assume seriamente questa responsabilità, ad esempio partecipando all’elaborazione di misure atte a rafforzare la presenza nel mercato del lavoro delle madri, dei lavoratori in età avanzata o delle persone con problemi di handicap fisici.

Attualmente, le imprese locali in Svizzera assumono pochi lavoratori nell’UE28/AELS e negli Stati terzi. Questo regime d’immigrazione su misura permette ai datori di lavoro di occupare efficacemente i posti vacanti. L’immigrazione proveniente dai paesi dell’UE28/AELS ha inoltre favorito i cambiamenti strutturali economici di questi ultimi anni, creato migliaia di impieghi supplementari e contribuito in maniera significativa al benessere attuale. Grazie ad un sistema di protezione salariale equilibrato, gran parte della popolazione beneficia ora benessere creato in Svizzera.

In genere, le misure di natura politica che hanno lo scopo di valorizzare il potenziale di manodopera nazionale sono ampiamente sostenute dai partiti politici. Sorprendentemente però, sono spesso gli ambienti critici nei confronti dell’immigrazione ad essere riluttanti a sostenere misure a favore del potenziale di manodopera interna. Ci si chiede quindi inevitabilmente se non si tratti principalmente di una pura politica di partito piuttosto che di una politica nell’interesse del paese.

 

A tale proposito, le cifre parlano da sole: secondo uno studio dell’UBS, l’evoluzione demografica avrà l’effetto di aumentare di oltre 300’000 persone la domanda di lavoratori nei prossimi dieci anni, nonostante tutti gli sforzi profusi dall’economia svizzera.

Studio UBS: tra dieci anni mancheranno in Svizzera 300’000 lavoratori

L’anno prossimo, gli Svizzeri si pronunceranno sull’iniziativa per la limitazione dell’UDC, il cui obiettivo è quello di disdire l’accordo sulla libera circolazione delle persone (ALCP), ciò che avrebbe l’effetto di rescindere anche gli altri Accordi bilaterali I della Svizzera con l’UE a seguito della clausola ghigliottina. Questo progetto suscita stupore considerato non solo il modello di successo rappresentato dall’ALCP, ma anche la crescente penuria di lavoratori qualificati di cui soffre il nostro paese.

A tale proposito, le cifre parlano da sole: secondo uno studio dell’UBS, l’evoluzione demografica avrà l’effetto di aumentare di oltre 300’000 persone la domanda di lavoratori nei prossimi dieci anni, nonostante tutti gli sforzi profusi dall’economia svizzera. Parallelamente alle misure atte a valorizzare il potenziale di manodopera nazionale, gli autori dello studio considerano una progressione moderata del numero di lavoratori stranieri. Il fatto è che i lavoratori qualificati giunti in Svizzera sono sempre più richiesti anche sui mercati del lavoro dei loro paesi d’origine. Se la disdetta dell’ALCP blocca completamente le possibilità di reclutamento all’estero, la penuria di manodopera qualificata in Svizzera si aggraverà in maniera drammatica e alcune imprese potrebbero addirittura temere per la loro sopravvivenza.

Benché le situazioni non siano tutte simili da un paese all’altro, i negoziati sulla Brexit mostrano fino a quale punto sia difficile per un’economia efficiente abbandonare un sistema che ha dato i suoi frutti. Conseguenze: un’incertezza economica, un calo degli investimenti e l’esodo delle imprese e, in ultima analisi, la distruzione della ricchezza. Con questa iniziativa i cittadini svizzeri si trovano confrontati alla domanda se mettere in pericolo un sistema d’immigrazione collaudato, orientato all’economia locale, che contribuisce in maniera significativa alla creazione e al mantenimento dell’occupazione, nonché al benessere generale. L’USI si oppone fermamente a simili esperimenti.