La commissione LPP mette in gioco la sua credibilità

4 settembre 2018 Comunicati stampa

La Commissione LPP raccomanda al Consiglio federale di fissare un tasso di interesse minimo dello 0,75 percento per il 2018, malgrado si giustificherebbe un tasso dello 0,5 percento. Per poco non sarebbe stato raccomandato un tasso ancor più alto. Questa decisione della commissione fa del tasso di interesse minimo una questione politica. Si tratta però di un parametro tecnico e converrebbe lasciar la competenza di fissarlo agli organi dirigenti degli istituti di previdenza.

La Commissione LPP raccomanda al Consiglio federale di fissare un tasso di interesse minimo dello 0,75 percento per il 2019. Essa si ispira alla nuova formula di calcolo controversa che è stata sviluppata in tutta fretta per giustificare un tasso minimo il più alto possibile. La formula precedente, che porterebbe ad un tasso dello 0,5 percento per il 2019 è stata messa da parte a beneficio di una nuova formula minoritaria. Al posto di rimettere finalmente in questione il concetto che guida la fissazione del tasso di interesse minimo, la commissione consultiva del Consiglio federale fornisce l’ultimo dei tasselli mancanti di un disegno evidente: il concetto che guida la fissazione di questo tasso è semplicemente inadeguato e il tasso minimo è in fin dei conti diventato una questione politica. Di conseguenza, la competenza di determinare questo tasso in futuro dovrebbe essere affidata all’organo dirigente di ogni fondo pensionistico, il solo capace di adattare la sua decisione in modo responsabile alla situazione specifica della sua istituzione.

Con un tasso d’interesse minimo mantenuto da diversi anni troppo alto per ragioni politiche – evoluzione che avviene senza correzione né da parte del Consiglio federale né da parte del Parlamento – un certo numero di casse di previdenza è costretto ad assumere rischi di investimento eccessivi. Essi devono anche sollecitare la quasi totalità delle loro performance per il pagamento degli interessi sui patrimoni di vecchiaia al posto di costituire le riserve necessarie per garantire la stabilità finanziaria. Uno sviluppo di questo genere non è né nell’interesse degli assicurati, né va a vantaggio della sicurezza della previdenza professionale in generale.

La nuova controversia sul tasso di interesse minimo mette bene in evidenza che è giunto il momento di adattare in profondità il concetto che guida la sua fissazione. Il Consiglio federale è invitato a sottoporre rapidamente al Parlamento la modifica della legge necessaria affinché ogni organo dirigente di un istituto di previdenza sia abilitato a fissare individualmente il tasso di interesse minimo. Questo rappresenta il solo modo per assicurarsi che il tasso sarà adattato alla realtà economica e al contempo alle possibilità effettive dei diversi regimi di previdenza, nell’interesse degli assicurati. La paura che i tassi di interesse possano essere fissati troppo bassi è infondata. Nessun consiglio di fondazione ha l’interesse di offrire senza necessità delle condizioni svantaggiose ai propri assicurati.

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