Mercato del lavoro le buone notizie si susseguono

20 gennaio 2019 Opinioni

La Svizzera registra una piena occupazione? È questa l’impressione che si ricava dalla lettura delle cifre pubblicate dalla Seco all’inizio dell’anno. Il tasso di disoccupazione ha raggiunto nel 2018 mediamente il 2,6%, contro il 3,2% dell’anno precedente.

Conseguenza: la disoccupazione è al suo livello più basso da dieci anni. Altra cifra rallegrante: quella della creazione di impieghi. In questi ultimi dodici anni, sono stati creati 1,2 milioni di nuovi posti di lavoro, la maggior parte di questi nelle professioni altamente qualificate.

Questi risultati eccellenti si ripercuotono favorevolmente sui fondi di compensazione dell’assicurazione disoccupazione che ha chiuso l’esercizio 2018 con un’eccedenza di 1,1 miliardi di franchi. L’evoluzione congiunturale positiva lascia sperare in un risanamento dell’assicurazione entro la fine del 2019.

Una buona notizia per i salariati benestanti e le imprese poiché il percento di solidarietà prelevato sui salari a partire da 148’200 franchi dovrebbe essere soppresso.

E le buone notizie non si fermano qui.

Le imprese stanno al gioco
Secondo la Seco e le sue disposizioni sull’obbligo di annuncio dei posti vacanti introdotte il 1° luglio 2018, la situazione evolve positivamente. Ricordiamo che le nuove disposizioni prevedono che nelle professioni che registrano un tasso di disoccupazione superiore all’8%, i datori di lavoro devono annunciare i loro posti vacanti agli Uffici regionali di collocamento (URC).

La procedura è accompagnata da un termine di embargo di cinque giorni durante i quali le imprese non hanno il diritto di proporre degli impieghi al di fuori degli URC.

Se è ancora troppo presto per valutare gli effetti dell’obbligo di annuncio sul tasso di disoccupazione e sull’immigrazione, i datori di lavoro interessati confermano la valutazione positiva della Seco.

La costatazione generale è che le imprese stanno al gioco, poiché il numero di posti vacanti annunciati è esploso, passando in questi ultimi dodici mesi da 10’000 a 26’000. Certo, alcuni dirigenti di imprese, attivi nei settori dell’industria alberghiera, della ristorazione e della costruzione, si lamentano della perdita di tempo imposta dalla preferenza indigena, ma questa formalità si rivela indiscutibilmente minore del fardello burocratico tanto temuto dopo il voto del 9 febbraio 2014.

Ma non lasciamoci ingannare: l’ora della verità scoccherà il 1° gennaio 2020, quando la soglia di disoccupazione che comporta l’obbligo di annuncio sarà abbassata al 5%.

Lo scenario da evitare
Di colpo, il numero di categorie professionali interessate dalla procedura (19 attualmente) si amplierà considerevolmente. Nella stessa data, l’inusuale e contestata «Nomenclatura svizzera delle professioni 2000» sarà ridefinita e attualizzata. Si tratta di un aggiornamento necessario per permettere alla disposizione della preferenza indigena di manifestare pienamente i suoi effetti e, di riflesso, di sottrarre i contenuti all’iniziativa popolare «Per un’immigrazione moderata», che chiede l’abolizione della libera circolazione delle persone. Uno scenario catastrofico che occorre assolutamente evitare!

Il commento di Marco Taddei è apparso su «L’Agefi».