Unione tra Progetto fiscale 17 e AVS solo con età di pensionamento a 65/66

23 maggio 2018 Comunicati stampa

I datori di lavoro restano molto critici per quanto riguarda un’unione tra il Progetto fiscale 2017 e l’AVS. Questa associazione insolita di temi non porta nessun beneficio alla soluzione fiscale e interferisce con il processo di riforma di AVS e LPP. Qualora la politica dovesse comunque decidere a favore di tale proposta, essa potrà entrare in considerazione soltanto con un innalzamento dell’età della pensione, portandola a 65/66 anni.

L’Unione Svizzera degli Imprenditori (USI) ha esaminato la proposta della Commissione dell’economia e dei tributi del Consiglio degli Stati (CET-S) concernente il Progetto fiscale 17. Per i datori di lavoro, questo progetto è importante ed urgente. Esso deve però convincere per le sue qualità, senza doversi riferire a elementi esterni. L’USI è dunque scettica riguardo all’idea di mischiare politica fiscale e sociale. L’elemento dell’AVS non migliora l’efficacia della soluzione fiscale, complicherà invece ulteriormente la situazione e interferisce con il processo di riforma della previdenza vecchiaia attualmente in corso. Se la politica dovesse comunque concludere che una simile «compensazione sociale» è necessaria, l’idea di legare quest’ultima all’AVS è sicuramente più sensata rispetto ad un’unione della stessa agli assegni familiari.

Qualora la politica decidesse per una «compensazione sociale», i datori di lavoro vedrebbero come vie praticabili le due proposte della CET-S in relazione alla percentuale demografica e all’aumento di contributi AVS della Confederazione. Dal punto di vista della politica finanziaria, queste proposte sono condivisibili, poiché si inseriscono nel quadro delle finanze federali e del progetto fiscale, di cui approfitterà anche la Confederazione. Questa misura migliorerebbe inoltre senza dubbio la situazione finanziaria dell’AVS, tuttavia non ridurrebbe la necessità di una riforma strutturale rapida di questa assicurazione con lo scopo di mantenere le attuali rendite. Questo eviterebbe le incertezze riguardo allo sviluppo delle riforme sulla previdenza per la vecchiaia. Considerando dunque l’enorme sfida posta dall’invecchiamento della società occorre evitare che la riforma dell’AVS, così come quella della LPP, venga rallentata da fattori esterni. I datori di lavoro reclamano ancora e sempre delle riforme dell’AVS e della LPP a breve termine, alfine di mantenere le pensioni al loro livello attuale nonostante l’invecchiamento demografico.

Una terza misura proposta dalla CET-S – l’innalzamento dei contributi salariali all’AVS del 0.3% – interferisce con l’urgenza di una riforma strutturale della previdenza vecchiaia. I contributi salariali saranno oggetto di discussione nell’ambito della compensazione dell’abbassamento del tasso di conversione minimo nel quadro della riforma della LPP, che dovrà essere discussa dai partner sociali. Per i datori di lavoro, un aumento dei contributi a favore dell’AVS può avvenire soltanto con l’innalzamento di un anno dell’età di pensionamento, che passerebbe così a 65 anni per le donne e a 66 anni per gli uomini. Soltanto a questa condizione l’unione del Progetto fiscale 17 all’innalzamento dei contributi salariali a favore dell’AVS porterebbe valore aggiunto all’obiettivo di mantenimento delle rendite al livello attuale.

Informazioni

  • Valentin Vogt, Presidente dell’Unione svizzera degli imprenditori,
    Tel. 079 634 12 10, vogt@arbeitgeber.ch
  • Roland A. Müller, Direttore dell’Unione svizzera degli imprenditori, Tel. 079 220 52 29, mueller@arbeitgeber.ch