La politica concernente il personale qualificato farà parte degli affari ordinari

9 gennaio 2019 News

La politica della Confederazione in materia di personale qualificato formerà un nuovo settore politico a partire dal 2019. I relativi compiti di coordinamento saranno garantiti dalla Segreteria di Stato dell’economia (Seco). La base legale è la legge sugli stranieri, che cerca di sfruttare meglio il potenziale di lavoro indigeno.

Nel suo rapporto finale sull’iniziativa che intende combattere la penuria di personale qualificato, il Consiglio federale annuncia di voler integrare i compiti dell’iniziativa nel contesto della politica ordinaria, trasferendo la responsabilità alla Segreteria di Stato dell’economia (Seco). Secondo il Consiglio federale, l’offerta di manodopera disponibile in Svizzera è aumentata tra il 2010 e il 2018 di circa 417‘000 impieghi equivalenti a tempo pieno (EPT), grazie anche all’iniziativa sul personale qualificato. Oltre un terzo di questa cifra ha quale origine una maggiore partecipazione della popolazione attiva indigena, in particolare delle donne, al mercato del lavoro. Il Governo parte dal principio che l’evoluzione demografica, la politica dell’immigrazione e la digitalizzazione porteranno in futuro a una carenza di manodopera qualificata. È dunque indispensabile che le varie autorità federali e cantonali, e soprattutto le imprese e i partner sociali, continuino a mobilitarsi per fronteggiare questa evoluzione.

Il tentativo di stabilire una nuova politica in materia di «politica del personale qualificato» è corretto dal punto di vista dei datori di lavoro. Le politiche concernenti l‘istruzione, il mercato del lavoro, l’immigrazione e la politica sociale sono strettamente legate tra loro. Strutture doppie o un intervento normativo in profondità nei vari settori politici tradizionali sarebbero inefficaci. Da una parte, grazie al coordinamento e ad un’azione meglio mirata degli attori, le imprese dovrebbero essere in grado di trovare e mobilitare efficacemente i lavoratori qualificati di cui hanno bisogno. Dall’altra parte, il maggior numero possibile di persone dovrebbe essere in grado di lavorare.

Non si può tuttavia ignorare la zona delle tensioni alla quale questo nuovo settore politico sarà confrontato. L’esigenza politica di una limitazione dell’immigrazione e le misure tendenti a meglio sfruttare il potenziale di manodopera indigena (art. 21a, cpv. 1, let. 1, LStr) ne costituiscono la base legale. Ora, una politica economica liberale efficace non tende a limitare, bensì a migliorare le condizioni quadro per fornire all’economia specialisti qualificati provenienti dalla Svizzera e dall’estero allo scopo di garantire innovazione, crescita e benessere in Svizzera. Si possono neutralizzare queste tensioni completando le misure relative ai disoccupati – come l’obbligo d’annuncio dei posti vacanti – con misure concernenti le professioni che registrano una forte penuria di lavoratori qualificati. Ciò rafforza al contempo l’accettazione di un regime flessibile in materia d’immigrazione.