Chiaro e conciso
|
Il 2025 è stato l’anno migliore in termini salariali da un decennio e mezzo: i salari reali sono aumentati dell’1,6 per cento, una crescita mai vista dal 2009. Negli anni precedenti, tuttavia, l’evoluzione è stata più contenuta. La pandemia, lo shock dei prezzi dell’energia dopo l’attacco russo all’Ucraina e l’inflazione importata hanno gravato sulle aziende e anche sui salari.
Nessuno è stato risparmiato dalla pandemia e dallo shock dei prezzi dell’energia. Tuttavia, dal raffronto internazionale emerge che tra il 2010 e il 2022 i salari reali svizzeri sono aumentati come in nessun’altra parte d’Europa e i salari a parità di potere d’acquisto sono i più alti d’Europa. Altrettanto positivo è il fatto che la forbice salariale non si sta ampliando, anzi è particolarmente stabile da decenni.
Alcuni ignorano questi fattori e sostengono che le aziende si siano fatte avare e preferiscano tenersi gli utili. Ritengono inoltre che la carenza di personale qualificato, di cui i datori di lavoro si lamentano costantemente, sia solo una diceria, altrimenti i salari aumenterebbero.
Cosa c’è di vero in tutto questo? Una replica in 5 (f)atti.
Fatto 1: in nessun’altra parte d’Europa i salari reali sono aumentati più che in Svizzera
Tra il 2010 e il 2022, il salario orario mediano reale in Svizzera è aumentato del 12 per cento. La Svizzera si colloca così ai vertici tra tutti i Paesi dell’Europa occidentale, con un netto vantaggio su Svezia (+9 per cento) e Belgio (+8 per cento). All’altra estremità della scala: nello stesso periodo i salari reali sono diminuiti del 2 per cento in Germania, dell’11 per cento in Italia e del 21 per cento in Grecia (cfr. figura 1 di seguito).[1]
Il periodo dal 2010 al 2022 copre le ultime quattro ondate completamente comparabili della rilevazione della struttura dei salati dell’Eurostat, consentendo così una visione a lungo termine dell’evoluzione dei salari reali.
Fatto 2: persino a parità di potere d’acquisto, i salari svizzeri sono i più alti d’Europa
Il vantaggio in termini di crescita è tanto più significativo in quanto il livello iniziale era già il più elevato. Il salario orario mediano in Svizzera è pari a 23,9 unità di standard di potere d’acquisto (SPA), superiore a quello della Danimarca (22,4) o del Belgio (21,3). La Germania segue con un netto distacco attestandosi a 17,3 SPA (figura 2).
La parità del potere d’acquisto è fondamentale poiché tiene conto dell’elevato livello dei prezzi svizzeri. Ciononostante, la Svizzera rimane in testa. Per lavoratori e lavoratrici questo significa che con il loro salario possono permettersi di più rispetto a chi lavora in qualsiasi altro Paese europeo.
Non si tratta di un artefatto dell’anno di rilevazione 2022 (il più recente disponibile) per il salario mediano: anche i più recenti dati OCSE disponibili per il 2024 indicano per la Svizzera il salario medio più alto tra tutti i Paesi OCSE, pari a 103’465 dollari USA convertito ai tassi di cambio. Inoltre, a parità di potere d’acquisto, la Svizzera rimane in testa, davanti a Lussemburgo, Danimarca e Germania.[1]
Fatto 3: in nessun altro posto una parte altrettanto elevata della performance economica va a beneficio di lavoratori e lavoratrici
Sommando tutti i pagamenti salariali e tutti gli utili aziendali, si ottiene, in parole semplici, la performance economica di un Paese. È quindi interessante chiedersi in che modo si sia evoluta la quota dei salari rispetto agli utili.
Un’eventuale diminuzione della quota salariale indicherebbe una maggiore concentrazione della performance economica a favore degli azionisti o dei titolari delle aziende. I dati mostrano tuttavia il contrario: la quota salariale svizzera non solo è stabile, ma da anni è superiore a quella di tutte le altre grandi economie (cfr. figura 3 di seguito).
Il risultato è chiaro: in Svizzera, una quota eccezionalmente elevata della performance economica va a beneficio di lavoratori e lavoratrici. Non si evidenzia alcun trasferimento unilaterale a favore dei datori di lavoro. I datori di lavoro elvetici consentono al proprio personale di partecipare al valore aggiunto in misura ben superiore alla media.
Fatto 4: la disparità salariale è moderata e stabile
La quota salariale sopra descritta dimostra che, nel complesso, i lavoratori e le lavoratrici in Svizzera partecipano in maniera marcata alla performance economica. È tuttavia fondamentale anche la distribuzione della somma salariale tra lavoratori e lavoratrici. Per questo vale la pena considerare brevemente la disparità salariale.
Un indicatore centrale della disparità salariale è il rapporto 90/10 (detto anche rapporto D9/D1), che mostra quanto il 10 per cento più alto guadagni in più rispetto al 10 per cento più basso. Secondo l’OCSE, in Svizzera tale rapporto si attesta a 2,62, risultando quindi nettamente inferiore a quello di Germania (3,35), Gran Bretagna (3,42) o Stati Uniti (4,98). La differenza salariale tra «alto» e «basso» nel nostro Paese è dunque minore rispetto a molte grandi economie comparabili.
Un importante motivo alla base della moderata disparità salariale in Svizzera è il sistema di formazione professionale permeabile. Anche chi non ha conseguito un diploma universitario ha accesso a molteplici opportunità di carriera e perfezionamento. Di conseguenza, le persone con formazione professionale percepiscono redditi elevati nel raffronto internazionale, il che contribuisce a una disparità salariale relativamente ridotta.
Ancora più importante: tale distribuzione è notevolmente stabile (cfr. figura 4 di seguito). L’ultima rilevazione della struttura dei salari dell’UST conferma che la forbice salariale non si sta ampliando: nel 2024 il 10 per cento meglio retribuito ha guadagnato 2,7 volte tanto il 10 per cento meno retribuito, in pratica come nel 2008. Lo stesso Ufficio federale di statistica constata che la piramide salariale generale «non è cambiata quasi per nulla» tra il 2008 e il 2024.
Naturalmente anche in Svizzera vi sono salari molto elevati tra chi percepisce i più alti redditi in assoluto. Dal punto di vista statistico, questi valori di punta rappresentano tuttavia casi isolati. Per la valutazione della distribuzione dei salari, indicatori solidi come il rapporto 90/10 sono quindi più significativi dei singoli valori estremi.
Figura 4: disparità salariale nel raffronto internazionale. Il grafico mostra il rapporto D9/D1: in Svizzera, chi rientra nel 10 per cento dei lavoratori e delle lavoratrici con il reddito migliore guadagna 2,62 volte (2,7 volte secondo l’UST) tanto un lavoratore o una lavoratrice che rientra appunto nel 10 per cento con il reddito più basso. A livello internazionale, la Svizzera si annovera così tra i Paesi con disparità salariale moderata e stabile (fonte: OCSE Earnings Distribution Database, D9/D1 Earnings Ratio).
Fatto 5: tra il 2008 e il 2024 i salari bassi hanno registrato la crescita più marcata in termini percentuali
Infine, è positivo constatare che tra il 2008 e il 2024 i salari bassi hanno registrato l’aumento relativamente più marcato (+18,1 per cento). I salari alti sono aumentati del 16,8 per cento, i salari medi del 15,4 per cento (comunicato stampa dell’UST del 25 novembre 2025). Per questo lungo periodo, la forbice salariale in Svizzera è quindi rimasta stabile.
Se si osservano periodi più brevi, può delinearsi un quadro diverso. Tra il 2014 e il 2024 il salario nominale nel decile più alto è cresciuto dell’11,4 per cento, mentre in quello più basso solo dell’8,3 per cento. Allora la forbice si sta sì ampliando? Prima di trarre conclusioni affrettate, vale la pena considerare due aspetti.
In primo luogo, un decennio o un periodo inferiore è una finestra breve per valutare aspetti di distribuzione. A seconda dell’anno di inizio e di fine scelto, si colgono diverse fasi congiunturali (shock del franco, pandemia, spinta dell’inflazione) e si finisce quindi per misurare più il ciclo che il trend. Basta un piccolo scostamento della finestra per rovesciare il risultato: calcolando a partire dal 2010 anche i salari non rettificati crescono più nelle fasce basse che quelle alte, ancor più a partire dal 2008. Per poter formulare affermazioni attendibili sulla distribuzione dei salari occorrono pertanto lunghi periodi che coprano diverse fasi congiunturali.
In secondo luogo (a titolo di avvertimento, i prossimi tre paragrafi sono un po’ tecnici), non stiamo effettuando un confronto delle stesse persone nel periodo valutato. La statistica considerata non segue le singole persone e i loro salari nel tempo, bensì accosta due istantanee della popolazione attiva. E questa popolazione è cambiata notevolmente in dieci anni: oggi sul mercato del lavoro vi sono più persone altamente qualificate e più persone anziane, due gruppi con salari superiori alla media. Man mano che aumenta il numero di persone ben retribuite, è necessario un salario sempre più alto per rientrare ancora nel 10 per cento più alto. La soglia si innalza, senza che nessuna tra le persone ben retribuite abbia ricevuto un aumento salariale straordinario. Il decile più alto del 2024, quindi, semplicemente non è il decile più alto del 2014.
Se si tiene conto di questo effetto strutturale,² ovvero se si confrontano persone con formazione, età e origini simili, il quadro si capovolge (figura 5): tra il 2014 e il 2024 i salari di persone comparabili sono cresciuti del 7,4 per cento nel decile più basso e del 4,9 per cento nel decile più alto. A essere decisivi non sono tanto i singoli valori percentuali quanto lo schema alla loro base: più basso è il segmento salariale, maggiore è la crescita reale. E questo scarto non è una coincidenza legata all’intervallo temporale selezionato: tra il 2010 e il 2024 si rivela ancora più marcato (cfr. figura 6).
Nel caso di persone comparabili, sono dunque i salari più bassi ad aver registrato la crescita maggiore. L’aumento più marcato nel segmento più alto riflette in particolare il fatto che oggi sul mercato del lavoro vi siano più persone altamente qualificate e più persone anziane. La forbice salariale non si sta ampliando.
Conclusione
Le crisi globali degli ultimi anni hanno gravato anche sull’evoluzione dei salari in Svizzera. Tuttavia, dal raffronto internazionale emerge che nessun altro Paese in Europa è riuscito a superare questo periodo così egregiamente. I salari reali svizzeri sono aumentati in misura maggiore, il livello salariale è più elevato, la quota salariale rispetto alla performance economica è maggiore e la disparità salariale è minore che altrove. Vi hanno contribuito il partenariato sociale, il sistema di formazione duale e un mercato del lavoro flessibile. La Svizzera non ha quindi bisogno di interventi radicali nella strutturazione dei salari, ma di preservare ciò che funziona da decenni. Poco aiuta invece stigmatizzare quelle strutture che contribuiscono in modo sostanziale al benessere di tutti: datori di lavoro, mercato del lavoro e formazione professionale.
[1] Non sono ancora disponibili i dati Eurostat sulla struttura dei salari per gli anni successivi al 2022, motivo per cui il raffronto internazionale dei salari mediani non può essere aggiornato. Tuttavia, l’indice salariale svizzero presenta nel complesso il seguente quadro per i salari reali: nel 2022 sono diminuiti dell’1,9 per cento (incluso), nel 2023 hanno subito un ulteriore leggero calo dello 0,4 per cento, prima di crescere dello 0,7 per cento nel 2024 e dell’1,6 per cento nel 2025, registrando l’aumento più consistente dal 2009. Il grafico non rappresenta quindi l’estratto di una fase ottimale: con il 2021 e il 2022, include già i due anni che hanno registrato i cali più marcati dei salari reali.
[2] Si tratta del salario medio, non del valore mediano, diversamente dai dati Eurostat dei fatti 1 e 2. Poiché la distribuzione dei salari in Svizzera è relativamente equilibrata, così come indicato nel fatto 4, anche il salario medio risulta significativo.