La falsa soluzione di un tetto demografico non ha trovato riscontro tra l’elettorato svizzero. L’Unione svizzera degli imprenditori saluta con favore questa decisione: l’iniziativa non avrebbe risolto alcun problema, ma avrebbe creato numerose nuove sfide e messo a dura prova i rapporti con l’Unione europea, il principale partner commerciale della Svizzera. Proprio alla luce dell’evoluzione demografica e della crescente carenza di personale qualificato, la Svizzera continua a dipendere dalla manodopera qualificata proveniente dall’estero. Per molti settori – come la sanità, la ristorazione, l’industria o l’informatica – l’accesso alla manodopera proveniente dall’area UE/AELS è fondamentale.
Prendere sul serio le preoccupazioni della popolazione e trovare soluzioni
Il rifiuto dell’iniziativa non esonera però la politica, l’economia e la società dalle loro responsabilità. Molte persone sono preoccupate per la pressione sul mercato immobiliare e le infrastrutture o gli sviluppi nel settore dell’asilo. Queste preoccupazioni devono essere prese sul serio. Solo se i problemi esistenti vengono affrontati in modo credibile e a tutti i livelli, l’apertura economica della Svizzera potrà continuare a godere di un consenso politico. Nel contesto dell’asilo, l’Unione svizzera degli imprenditori chiede un’applicazione più rapida del diritto in vigore. Le procedure e le norme esistenti devono essere attuate in modo più coerente.
Rafforzare gli incentivi al lavoro invece di creare nuovi oneri
Con il «No» all’iniziativa è stato scongiurato lo scenario peggiore. Ma l’economia continua a essere sotto pressione. Oltre al cambiamento demografico che riduce il potenziale di manodopera nazionale, l’economia è messa a dura prova anche dalle tensioni geopolitiche e da una situazione mondiale incerta. Per mantenere il benessere e limitare l’immigrazione legata al mercato del lavoro allo stretto necessario, è ora urgente attuare riforme di politica interna. Il potenziale di manodopera inutilizzato – ad esempio quello dei rifugiati, dei lavoratori a tempo parziale o degli anziani – deve essere sfruttato meglio. A tal fine è necessaria la disponibilità dei datori di lavoro, così come una corretta impostazione politica che crei incentivi tali da rendere nuovamente più redditizio il lavoro. Ciò include anche la rinuncia a ulteriori costosi ampliamenti della politica sociale che – finanziati tramite maggiori contributi salariali e/o IVA – comportano un onere aggiuntivo per datori di lavoro, lavoratori e consumi. Questa sarebbe la strada sbagliata. È particolarmente importante evitare incentivi sbagliati che portino a riduzioni delle percentuali di lavoro. La Svizzera deve inoltre affrontare un dibattito onesto sull’età di pensionamento: i costi dell’aumento dell’aspettativa di vita non devono essere scaricati sulle giovani generazioni.
Ulteriori informazioni
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Responsabile diritto del lavoro e mercato del lavoro ,
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