L’Unione svizzera degli imprenditori (USI) accoglie con favore la decisione della Commissione della sicurezza sociale e della sanità del Consiglio degli Stati (CSSS-S) di portare avanti la riforma delle rendite per i superstiti. La rendita per i superstiti è caratterizzata da modelli di ruolo tradizionali che non corrispondono più alle realtà sociali odierne. La riforma tiene conto di questo cambiamento e pone rimedio alla situazione orientando maggiormente le prestazioni verso gli effettivi obblighi di assistenza e di mantenimento.
Dal punto di vista dell’USAM, è particolarmente corretto che in futuro le rendite per i superstiti non vengano più erogate, in linea di principio, a vita. In questo modo il sistema viene adeguato agli attuali modelli familiari e lavorativi. L’USAM sostiene pertanto l’orientamento della riforma.
Promuovere efficacemente l’inclusione invece di gravare i datori di lavoro con nuovi obblighi
Per quanto riguarda l’iniziativa sull’inclusione, la SAV accoglie con favore il fatto che la Commissione sociale del Consiglio nazionale (SGK-S), vista la portata delle decisioni del Consiglio nazionale, richieda ulteriori chiarimenti. In particolare, occorre analizzare in modo approfondito gli effetti della controproposta indiretta sul settore del lavoro.
Ciò è necessario. I datori di lavoro sostengono l’obiettivo di integrare meglio le persone con disabilità nel mercato del lavoro e gestiscono, con «compasso», una rete a livello di datori di lavoro volta al mantenimento del posto di lavoro e all’integrazione professionale delle persone con limitazioni di salute. I progetti di ampliamento approvati dal Consiglio nazionale vanno tuttavia troppo oltre. Essi creano ulteriori obblighi e diritti legali nei rapporti di lavoro privati, il che non favorisce l’inclusione.
Particolarmente critiche sono le previste «misure adeguate». È difficile per i datori di lavoro prevedere cosa sia considerato adeguato nel singolo caso e quali oneri finanziari ne derivino. Si profilano costi aggiuntivi, incertezza giuridica, burocrazia e lunghi procedimenti giudiziari. Sussiste quindi il rischio che i nuovi obblighi, anziché facilitare l’occupazione delle persone con disabilità, creino ulteriori ostacoli e ostacolino l’inclusione.
Dal punto di vista dei datori di lavoro, è quindi necessario valutare attentamente gli effetti dei progetti di ampliamento previsti, che comportano oneri, correggerli e concentrare la controproposta su misure efficaci e proporzionate per l’integrazione nel mercato del lavoro.