Politica sociale

Libertà di voto sul finanziamento supplementare dell’AVS: i datori di lavoro puntano sulla riforma AVS 2030

Il comitato dell’Unione svizzera degli imprenditori (USI) ha deciso di lasciare libertà di voto in vista della votazione popolare sull’aumento dell’IVA finalizzato al finanziamento parziale della 13ª rendita AVS. Per l'Unione svizzera degli imprenditori è chiaro che la prossima riforma AVS 2030 deve basarsi su riforme strutturali e fare a meno di ulteriori aumenti delle imposte e dei contributi.

Nel giugno 2026 il Parlamento ha deciso di finanziare in parte la 13ª rendita AVS, approvata dal popolo, attraverso un aumento a tempo indeterminato dell’imposta sul valore aggiunto (IVA). L’aliquota normale dovrebbe aumentare di 0,4 punti percentuali, mentre quella speciale per i servizi di alloggio di 0,2 punti percentuali. Le entrate supplementari copriranno circa la metà dei costi aggiuntivi legati alla 13ª rendita. Trattandosi di una modifica costituzionale, il popolo dovrà ancora approvare tale aumento alle urne: la votazione si terrà il 29 novembre 2026. La situazione finanziaria dell’AVS e i difficili dibattiti in Parlamento dimostrano quanto sia problematico decidere di ampliare le prestazioni sociali senza aver prima illustrato in modo trasparente il corrispondente fabbisogno finanziario. Per colmare il restante deficit di finanziamento, occorre trovare soluzioni nell’ambito della riforma AVS 2030.

Dal punto di vista dei datori di lavoro, il progetto è quindi ambivalente. È positivo che si sia riusciti a evitare un aumento dei contributi salariali e che questo non sia stato incluso nel pacchetto di finanziamento. Contributi salariali più elevati avrebbero gravato direttamente sui lavoratori e sulle imprese, oltre a rendere il lavoro più costoso. L’USI valuta invece criticamente il fatto che l’aumento dell’IVA sia a tempo indeterminato e non sia stato collegato a riforme strutturali vincolanti dell’AVS.

Focus sulla riforma AVS 2030

Nella settimana del 17 agosto, dopo un’approfondita discussione, il comitato dell’USI è giunto alla conclusione che lasciare libertà di voto garantisca la massima libertà d’azione strategica in vista degli imminenti dibattiti sulla riforma AVS 2030. Dal punto di vista dei datori di lavoro, è centrale che i problemi di finanziamento a lungo termine dell’AVS non possano essere risolti esclusivamente attraverso entrate supplementari.

«Con la libertà di voto, l’USI riconosce la situazione politica di partenza e il fabbisogno finanziario dell’ampliamento deciso dal popolo, senza considerare l’aumento dell’IVA come una soluzione sostenibile», afferma il presidente Severin Moser, riassumendo così la posizione dei datori di lavoro. D’ora in poi l’associazione concentrerà i propri sforzi sulla riforma AVS 2030. In questo ambito sono necessarie misure strutturali che rendano la previdenza per la vecchiaia finanziabile a lungo termine ed equa tra le generazioni. Allo stesso tempo, è fondamentale evitare che le imprese e le famiglie siano sottoposte a oneri sempre più gravosi e che aumentino gli incentivi distorti.

Una minoranza respinge l’aumento dell’IVA

La decisione di lasciare libertà di voto non è stata presa all’unanimità. Una minoranza significativa all’interno del comitato si è espressa a favore del «no».

Essa ha sostenuto che, da un punto di vista economico, un aumento dell’IVA debba essere valutato con occhio critico. L’aumento delle imposte sui consumi indebolisce il potere d’acquisto, rende più costoso il consumo privato e può frenare la domanda di beni e servizi. Inoltre, grava soprattutto sui settori che dipendono fortemente dai consumi interni. Dal punto di vista di questa minoranza, il finanziamento dell’AVS dovrebbe quindi avvenire principalmente attraverso riforme strutturali e non tramite imposte aggiuntive permanenti.

Soglia di sopportazione raggiunta

Indipendentemente dall’esito della votazione, l’USI ribadisce che l’aumento dell’IVA deciso rappresenta, dal punto di vista economico, la soglia di sopportazione per ulteriori oneri. Ulteriori aumenti di imposte o tasse non possono costituire una risposta sostenibile alle sfide demografiche.

I datori di lavoro si aspettano quindi che la riforma AVS 2030 metta al centro le necessarie soluzioni strutturali. Solo così l’AVS potrà essere garantita a lungo termine, senza gravare ulteriormente sul lavoro, sui consumi e sulla capacità economica.

Ulteriori informazioni

  • Roland A. Müller, Direttore,
    Tel. +41 79 220 52 29, [email protected]
  • Barbara Zimmermann-Gerster, responsabile della politica sociale
    Tel. +41 79 229 13 64, [email protected]