«Sì» a un aumento a tempo indeterminato dell’IVA dello 0,4 per cento, «no» a un aumento dei contributi salariali: è così che il Consiglio nazionale si pronuncia sul modello di finanziamento della 13ª rendita AVS proposto da una conferenza di conciliazione. Già questa decisione divisa in due parti dimostra che la conferenza di conciliazione non è riuscita a presentare un modello in grado di ottenere la maggioranza. Quest’ultima aveva infatti ripreso in gran parte il modello del Consiglio degli Stati, fortemente criticato dal Consiglio nazionale, apportandovi solo correzioni minime. L’Unione svizzera degli imprenditori accoglie con favore il fatto che il Consiglio nazionale respinga un aumento dei contributi salariali. Contributi salariali più elevati hanno un impatto negativo sulla piazza economica svizzera, sui suoi lavoratori e sulle sue imprese. A causa del loro effetto dissuasivo, frenano enormemente l’occupazione e l’offerta di lavoro. Un aumento dell’IVA risulta leggermente meno dannoso, ma comporta anch’esso effetti indesiderati dal punto di vista economico. Gli imprenditori si erano quindi espressi in precedenza – in collaborazione con l’Unione svizzera dell’artigianato e economiesuisse – a favore di un aumento temporaneo dell’IVA per finanziare la 13ª rendita AVS. In questo modo, il finanziamento della 13ª rendita AVS sarebbe stato garantito fino a quando non fossero entrate in vigore riforme complete e a lungo termine. L’economia rifiuta invece un aumento permanente del carico fiscale.
L’AVS ha bisogno di vere riforme
I datori di lavoro sostengono chiaramente il sistema a tre pilastri, che comprende anche un primo pilastro stabile. Tuttavia, l’erogazione della 13ª rendita AVS, unita all’aumento dell’aspettativa di vita e al contemporaneo calo del tasso di natalità, comporterebbe la necessità di finanziare l’AVS in misura sempre maggiore attraverso imposte e contributi più elevati, il che colpirebbe soprattutto le fasce giovani della popolazione attiva e metterebbe a dura prova il patto generazionale. Per ristabilire l’equilibrio tra contribuenti e beneficiari di rendite, occorrono riforme concrete e strutturali che intervengano anche sull’età di riferimento. Per i datori di lavoro è chiaro che servono soluzioni mirate per le persone che svolgono professioni fisicamente impegnative, affinché una riforma rimanga socialmente equilibrata. Tali soluzioni esistono già o possono essere individuate.
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- Barbara Zimmermann-Gerster, responsabile della politica sociale
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