La menzogna della penalizzazione del matrimonio nella LAI
L’abolizione del tetto di rendita per le coppie sposate, richiesta dal partito il Centro, costerebbe miliardi alla LAI, senza che vengano toccati i vantaggi esistenti per i coniugi. Chi chiede maggiore equità deve anche parlare dei privilegi del matrimonio.
Chi si sposa non stipula un accordo solo con il proprio partner, ma anche con la LAI: i coniugi sono considerati una coppia e sono tutelati con vari strumenti. In cambio, la rendita di vecchiaia comune è limitata al 150 % di una rendita massima.
«Ingiusto», secondo il Centro, che vuole portare questo accordo dall’altare al cimitero. Con l’iniziativa «Sì a rendite AVS eque anche per i coniugi – Basta con la discriminazione del matrimonio!», chiede che le coppie sposate possano ricevere fino a due rendite complete invece di una sola e mezza come avviene oggi. Si tratta di una costosa campagna elettorale che il Centro si permette con questa iniziativa: l’abolizione del tetto di rendita costerebbe 3,8 miliardi di franchi nel 2030.
L’iniziativa non dice nulla su chi dovrebbe pagare questa somma. E non dice nulla nemmeno sul fatto che la premessa su cui si basa, ovvero che le coppie sposate sono discriminate nella LAI, è falsa se si analizza la questione più da vicino. Infatti, la LAI ha introdotto una serie di misure di compensazione e di tutela per i coniugi che non si applicano ai non sposati.
I coniugi sposati beneficiano di diversi vantaggi nella LAI
Si tratta in sostanza di tre vantaggi fondamentali della LAI: in primo luogo, il reddito guadagnato durante il matrimonio viene diviso a metà tra i due coniugi (splitting) ai fini del calcolo della rendita. In secondo luogo, in determinate circostanze, il coniuge non lavoratore è esonerato dall’obbligo di versare contributi.
Queste misure servono a compensare le disparità di reddito all’interno del matrimonio e a tutelare la persona che guadagna di meno. In pratica, ciò significa che le rendite delle donne tendono ad aumentare, mentre quelle degli uomini diminuiscono leggermente.
In terzo luogo, in caso di decesso di un coniuge, l’altro ha diritto a una rendita di reversibilità e a un supplemento per il coniuge superstite. Queste misure costano alla LAI circa 4,5 miliardi di franchi. Dall’altro lato del bilancio figurano 3,3 miliardi di franchi che l’AVS risparmia grazie al tetto massimo delle pensioni. Confrontando questi dati, si può constatare che la cosiddetta «penalità matrimoniale» dell’AVS è in realtà una favola – un mito che si presta bene a fini politici.
L’iniziativa non elimina la discriminazione, come affermato, ma mira ad ampliare i privilegi matrimoniali. Per garantire l’equità e il trattamento paritario di tutte le coppie, si dovrebbe passare a un modello completamente indipendente dallo stato civile.
Ci possono essere delle ragioni per farlo: negli ultimi anni, le realtà e i modelli di vita sono cambiati. Sempre più donne lavorano a tempo parziale e versano contributi all’AVS. Più la parità di trattamento nel mondo del lavoro progredisce, tanto più si può riflettere nell’assicurazione pensionistica.
L’equità ha un costo
Si può concludere che, secondo la concezione odierna dei ruoli sociali, le donne non dipendono più tanto dalla divisione dei redditi e dalle indennità di vedovanza. Ciò che è considerato «equo» è una questione individuale: tetto massimo con protezione per il coniuge o assenza di tetto massimo e quindi minore sicurezza. Tuttavia, non è né equo né sostenibile dal punto di vista finanziario abolire il tetto massimo e mantenere i privilegi matrimoniali.
Se non siamo disposti a risparmiare i privilegi nella stessa misura in cui l’abolizione del tetto massimo comporterà maggiori spese, il fondo dell’AVS affonderà ancora più in rosso e le generazioni future dovranno sostenere costi di miliardi di franchi. Come nel caso della tredicesima pensione AVS, si scatenerà una lotta per stabilire chi dovrà sostenere i costi e in che misura, e con quali mezzi.
E, come nel caso della tredicesima pensione AVS, questo supplemento andrà a vantaggio soprattutto delle coppie di pensionati benestanti, e non di coloro che sono a rischio di povertà in età avanzata – per i quali il tetto massimo non ha alcuna rilevanza. E’ davvero questo il tipo di equità che la popolazione si augura? Resta la speranza che la favola della penalità matrimoniale dell’AVS non si trasformi in un incubo per la prossima generazione.
Questo articolo è stato originariamente pubblicato il 22 ottobre 2026 in tedesco come commento ospite su CH Media ed è disponibile online (Paywall): Luzerner Zeitung: Die Mär von der Heiratsstrafe in der AHV
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