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Previdenza vecchiaia

L’Unione svizzera degli imprenditori si impegna a favore di un sistema previdenziale finanziariamente sostenibile ed equo tra le generazioni. Promuove un finanziamento a lungo termine dell’AVS – in particolare attraverso riforme strutturali –, il rafforzamento del secondo e del terzo pilastro, nonché soluzioni sostenibili che non comportino un onere unilaterale a carico dei datori di lavoro.

La previdenza vecchiaia svizzera si trova ad affrontare una sfida strutturale che non può essere superata con correzioni puntuali o soluzioni provvisorie politicamente convenienti. Il cambiamento demografico non è più una previsione, ma una realtà: l’aspettativa di vita è in costante aumento, mentre il rapporto tra persone attive e pensionati continua a peggiorare.

L’AVS, finanziata con il sistema a ripartizione, è sempre più sotto pressione

Già a partire dal 2026, secondo le previsioni finanziarie ufficiali sull’AVS, si prospetta un deficit di ripartizione – tra l’altro una conseguenza dell’ampliamento delle prestazioni deciso sotto forma di una 13ª rendita AVS per tutti.

L’Unione svizzera degli imprenditori rispetta le decisioni democratiche. Allo stesso tempo, però, sottolinea che l’introduzione della 13ª rendita AVS aumenterà in modo permanente le spese dell’AVS di diversi miliardi di franchi all’anno. Questo onere aggiuntivo grava su un sistema che è già sotto pressione dal punto di vista strutturale. Chi prende sul serio la sicurezza sociale deve mantenerla finanziabile – non solo oggi, ma anche per le generazioni future.

L’introduzione di nuovi contributi salariali è spesso vista in politica come una soluzione facile. Dal punto di vista dei datori di lavoro, invece, è esattamente il contrario: un metodo di finanziamento miope e dannoso. I contributi salariali gravano esclusivamente sui lavoratori e sui datori di lavoro, rendono il lavoro più costoso e indeboliscono la piazza economica – soprattutto in un contesto caratterizzato dalla carenza di personale qualificato e dall’aumento dei costi.

Chi vive più a lungo, percepisce la rendita AVS più a lungo. Questo semplice dato di fatto non può essere ignorato. Un’età di riferimento fissa a 65 anni si adatta sempre meno alla realtà sociale. L’Unione degli imprenditori chiede quindi un adeguamento graduale dell’età di riferimento o un suo collegamento all’aspettativa di vita, abbinato a soluzioni socialmente sostenibili per le professioni fisicamente particolarmente impegnative. Allo stesso tempo, è necessario rafforzare gli incentivi a continuare a lavorare volontariamente, soprattutto nell’AVS – ad esempio con franchigie più alte e l’eliminazione degli incentivi sbagliati al pensionamento anticipato.

La previdenza professionale è un pilastro fondamentale del sistema

La previdenza professionale è un pilastro centrale della previdenza per la vecchiaia e un fattore decisivo per il successo del modello dei tre pilastri. Il suo punto di forza principale sta nella copertura a capitale: ogni assicurato accumula in linea di massima da solo il proprio capitale di vecchiaia, integrato da contributi del datore di lavoro di importo almeno pari. In questo modo, il secondo pilastro si distingue fondamentalmente dall’AVS, finanziata con il sistema a ripartizione, e contribuisce in modo significativo alla stabilità finanziaria dell’intero sistema.

Un vantaggio fondamentale del secondo pilastro è la sua prevedibilità e affidabilità. Il capitale accumulato appartiene agli assicurati e non dipende dall’evoluzione demografica né da decisioni politiche a breve termine. Proprio in una società che invecchia, la previdenza professionale ha quindi un effetto stabilizzante e alleggerisce il carico sul primo pilastro. Permette di garantire una parte significativa del tenore di vita abituale durante la vecchiaia, senza dover ricorrere continuamente a nuove ridistribuzioni.

Il secondo pilastro funziona in linea di massima bene, ma soffre tuttavia di distorsioni strutturali. Tassi di conversione legali troppo elevati portano a una ridistribuzione estranea al sistema, dai lavoratori attivi ai pensionati. Allo stesso tempo, chi lavora a tempo parziale o ha più impieghi spesso non è sufficientemente tutelato.

Il 22 settembre 2024, gli elettori svizzeri hanno respinto nettamente la riforma della previdenza professionale (LPP 21) con circa il 67% di voti contrari. Di conseguenza, la LPP rimane invariata nella sua attuale forma legale. Non sono stati modificati né l’aliquota di conversione minima né la struttura dell’assicurazione obbligatoria. Il dibattito sulla riforma è bloccato a livello politico e non si intravedono a breve termine nuovi tentativi legislativi di natura sostanziale.

Il tasso di conversione minimo previsto dalla legge rimane al 6,8 per cento. Si applica alla parte obbligatoria della previdenza professionale ed è rimasto invariato dal 2014, nonostante da allora l’aspettativa di vita e i rendimenti dei mercati finanziari siano cambiati notevolmente.

Nel regime obbligatorio della LPP continuano a essere promesse rendite troppo elevate, che non sono coperte dal punto di vista attuariale. Questo divario viene colmato tramite una ridistribuzione estranea al sistema dagli assicurati attivi ai nuovi pensionati.

Il sistema a tre pilastri stabilizza il sistema

Il terzo pilastro è una componente indispensabile della previdenza per la vecchiaia. Rappresenta la responsabilità individuale, integra i sistemi dell’AVS e della LPP e acquista particolare importanza proprio laddove le riforme strutturali sono bloccate o permangono lacune previdenziali.

La previdenza privata permette agli assicurati di tenere conto delle realtà di vita individuali che nel primo e nel secondo pilastro possono essere considerate solo in modo insufficiente – come il lavoro a tempo parziale, le interruzioni dell’attività lavorativa o i lavori multipli. Il terzo pilastro contribuisce a colmare in modo mirato le lacune previdenziali e a stabilizzare nel complesso la previdenza per la vecchiaia.

Allo stesso tempo, il terzo pilastro alleggerisce il carico sul sistema. Chi si assicura privatamente in più riduce la pressione sull’AVS, finanziata a ripartizione, e sulla previdenza professionale organizzata collettivamente. In questo modo rafforza la sostenibilità finanziaria dell’intero sistema, senza creare nuove ridistribuzioni né rendere il lavoro ancora più costoso.

La responsabilità individuale non è un modello alternativo alla solidarietà, ma il suo necessario complemento.

Una previdenza per la vecchiaia sostenibile si basa sull’interazione tra solidarietà e responsabilità individuale – e quindi su un modello a tre pilastri forte e funzionante.

Il principio dei tre pilastri: video esplicativo

L’Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS) spiega nel suo video il principio dei tre pilastri della previdenza svizzera per la vecchiaia.

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La nostra posizione

  • Argomento#1

    Un’AVS equa, sostenibile e equa tra le generazioni

    Viviamo sempre più a lungo e in buona salute. E il numero di lavoratori attivi per ogni pensionato è in calo. Se vogliamo mantenere il nostro tenore di vita, dobbiamo gradualmente lavorare un po’ più a lungo. Contributi sempre più alti, invece, gravano sia sulle economie domestiche che sull’economia.

  • Argomento#2

    Rendere più attrattivo continuare a lavorare volontariamente

    Bisogna rafforzare gli incentivi a continuare a lavorare volontariamente – ad esempio aumentando le franchigie ed eliminando gli incentivi sbagliati al pensionamento anticipato nell’AVS.

  • Argomento#3

    Il sistema a capitalizzazione della LPP garantisce stabilità

    Nel secondo pilastro, ogni assicurato accumula da sé il proprio capitale di vecchiaia, integrato da contributi del datore di lavoro di importo almeno pari a quelli versati dall’assicurato. A differenza dell’AVS, che è finanziata con il sistema a ripartizione, il sistema a capitalizzazione favorisce la stabilità dell’intero sistema. Inoltre, sia le persone che il sistema traggono vantaggio dai rendimenti degli investimenti del patrimonio previdenziale («terzo contributore»).

  • Argomento #4

    Il terzo pilastro come integrazione ottimale

    Il terzo pilastro è sinonimo di responsabilità individuale, in quanto integra in modo ottimale i sistemi collettivi dell’AVS e della LPP. Contribuisce a colmare in modo mirato le lacune previdenziali e a stabilizzare nel complesso la previdenza per la vecchiaia.

La sua persona di contatto

Barbara Zimmermann-Gerster

Responsabile del settore Politica Sociale e Assicurazioni Sociali

barbara.zimmermann@arbeitgeber.ch