A proposito delle innominabili «misure fiancheggiatrici»

23 marzo 2019 Opinioni

«Dumping salariale», «Diktat dell’UE», «Momento storico»: la battaglia mediatica di questo anno elettorale 2019 è accesissima. Oggetto del contendere è l’Accordo quadro istituzionale con l’UE, che tocca anche le misure d’accompagnamento. Queste ultime rischiano di diventare una parola «tabù». Si tratta della protezione salariale in Svizzera. Può dunque risultare interessante guardare il tutto da più vicino.

Il dibattito si snoda attorno alla via bilaterale con l’UE. Questa via per il nostro paese non solo è una storia di successo, ma anche la base per il benessere futuro. L’accordo quadro istituzionale negoziato si collega a questa via, poiché garantisce l’accesso non discriminatorio al nostro maggiore mercato d’esportazione. In contropartita alla libera circolazione delle persone siglata nel 2002 tra l’UE e la Svizzera, l’accordo prevede che vengano mantenute le nostre condizioni salariali e di lavoro. Proprio questa protezione è richiesta anche dal diritto sui distaccati dall’UE nei confronti di datori di lavoro esteri, al momento di inviare i collaboratori in Svizzera durante un periodo limitato nel tempo.

Nell’ambito dell’armonizzazione di queste regole ci sono alcune pietre d’inciampo. Queste devono essere rimosse dal Consiglio federale a favore di un accordo in grado di trovare delle maggioranze. Esso deve chiarire con l’UE che i nostri partner sociali – dunque datori di lavoro e lavoratori – rimangano a tutti gli effetti organi con competenze esecutive nei temi relativi alle condizioni di lavoro svizzere e i salari. Inoltre, gli strumenti delle misure d’accompagnamento devono poter essere completati in caso di necessità. Infine, la Svizzera deve poter richiedere anche in futuro cauzioni alle forze lavoro estere distaccate – non solo se a queste ultime sono già state inflitte delle multe come attualmente prevede l’accordo istituzionale.

 

Quale piccola nazione, la Svizzera ha un interesse vitale nei confronti di un rapporto regolato con il suo principale partner commerciale. Anche nell’anno elettorale non vi è alcuna comprensione per scaramucce politiche.

Certo è che le nostre forze politiche possono difendere la sicurezza della protezione dei lavoratori solo se agiscono insieme. Per questo motivo la nostra associazione si appella a tutti gli attori alfine di impegnarsi a favore di un compromesso solido e invita a pronunciarsi favorevolmente sull’accordo quadro e le misure d’accompagnamento. Quale piccola nazione, la Svizzera ha un interesse vitale nei confronti di un rapporto regolato con il suo principale partner commerciale. Anche nell’anno elettorale non vi è alcuna comprensione per scaramucce politiche.

L’opinione di Valentin Vogt è apparsa nella «Zürichsee-Zeitung».