Nelle ultime settimane l’Unione svizzera degli imprenditori (USI) si è occupata intensamente del pacchetto contrattuale negoziato per stabilizzare e sviluppare ulteriormente le relazioni tra la Svizzera e l’UE («Bilaterali III»). Dal punto di vista dell’USI, si tratta di un pacchetto equilibrato che garantisce chiarezza giuridica, certezza del diritto e pianificabilità per le imprese, nonché prospettive sicure per i lavoratori. Inoltre, il pacchetto consente una gestione dell’immigrazione orientata al mercato del lavoro. Nel complesso, il risultato dei negoziati rafforza la qualità della piazza economica, rende la Svizzera più resiliente e stabilizza le relazioni con il nostro principale partner commerciale.
I vantaggi prevalgono, i rischi sono gestibili
Nel complesso, i vantaggi prevalgono chiaramente. Allo stesso tempo, i datori di lavoro riconoscono che il pacchetto comporta anche dei rischi. L’adozione parziale della direttiva sulla libera circolazione dei cittadini UE può comportare un aumento della spesa sociale e comporta una certa pressione migratoria aggiuntiva. Anche il recepimento dinamico del diritto comporta incertezze, poiché future modifiche legislative a livello europeo potrebbero avere ripercussioni sulla Svizzera e sulla sua legislazione. Questi rischi sono però limitati, poiché non vi è alcun automatismo e le eccezioni – in particolare in materia di protezione salariale e immigrazione – sono chiaramente definite e quindi garantite dal diritto internazionale. Con la clausola di salvaguardia esiste inoltre uno strumento da utilizzare in caso di emergenza.
Il pacchetto negoziale offre sicurezza di pianificazione, stabilità e rafforza la piazza economica
Nel complesso, il pacchetto apporta miglioramenti fondamentali, garantendo in particolare sicurezza di pianificazione e stabilità. Inoltre, contribuisce in modo significativo a garantire il fabbisogno di manodopera, rafforza l’attrattiva della piazza economica e consente alla Svizzera di proseguire con successo il suo percorso nelle relazioni con l’Unione europea.
La protezione salariale è garantita, anche senza la misura 14
Nel campo della protezione dei salari, l’USI sostiene l’approccio del Consiglio federale, che ha fissato l’obiettivo negoziale di politica estera in modo tale da impedire che il livello di protezione salariale locale venga abbassato da un’adozione dinamica del diritto nel campo della libera circolazione delle persone. Ciò a tutela dei lavoratori e delle imprese indigene, che non devono essere esposti a una concorrenza sleale. A tal fine è stato negoziato un concetto di salvaguardia in tre fasi con principi («stesso salario per lo stesso lavoro nello stesso luogo»), eccezioni e una clausola di non regressione.
Contemporaneamente, con il coinvolgimento delle organizzazioni mantello delle parti sociali, sono state elaborate anche 13 misure interne volte a garantire un’ulteriore protezione salariale. Esse garantiscono e migliorano le misure di accompagnamento esistenti e collaudate, senza introdurne di nuove che comporterebbero solo un ulteriore onere amministrativo. Inoltre, il Consiglio federale propone una 14ma misura con una protezione estesa contro il licenziamento per i rappresentanti dei lavoratori nelle aziende, i membri dei consigli di fondazione e i rappresentanti sindacali nelle imprese. Questa misura proposta dal Consiglio federale è respinta dai datori di lavoro perché estranea alle misure di protezione salariale nel contesto del pacchetto di stabilizzazione.
La valutazione definitiva è ancora in sospeso
La valutazione finale del pacchetto complessivo e la relativa raccomandazione saranno formulate dall’USI al termine delle deliberazioni parlamentari.
Ulteriori informazioni
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[email protected] - Daniella Lützelschwab, Responsabile del Settore mercato del lavoro e Diritto del lavoro,
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